La storia di Porto Cesareo

Ai tempi dell’Impero Romano, questo posto veniva chiamato Portus Sasinae e fin da allora era un importante centro per il commercio di prodotti agricoli via mare. Purtroppo di quel periodo non ci rimane quasi nessuna testimonianza, se non appena cinque colonne monolitiche immerse nel mare.
Anche se con il sennò di poi sembra impossibile, questa località passò un periodo di totale abbandono a causa delle razzie dei pirati e del dilagare della palude, fin quando intorno all’anno mille vi si stanziarono un gruppo di monaci brasiliani che vi costruirono un’abbazia. Restarono qui fino al XV secolo, quando queste terre passarono di proprietà dagli Orsini del Balzo alle mani degli Acquaviva. In questo periodo si sviluppò ancora di più come scalo portuale per la spedizione di merci verso la Sicilia. Nello stesso periodo, venne condotta un’azione di sviluppo di questa località che venne accompagnata dalla fortificazione per i nemici provenienti dal mare e, dunque, nacque così Torre Cesarea, tutt’ora visitabile.
Si susseguirono ancora diversi periodi di decadenza, fin quando agli inizi dell’ottocento la fine dei feudi voluta da Napoleone, consentì il frazionamento delle terre e la successiva vendita alle famiglie di pescatori che si stanziarono qui, consentendo lo sviluppo dell’agglomerato urbano e sorse anche la prima chiesa, dedicata a Santa Maria de Cesarea. La zona diventò ancora più popolata dopo la bonifica delle aree paludose durante il periodo fascista e divenne ben presto conosciuta per il suo porto peschereccio, tanto da essere poi chiamata Porto Cesareo.
Solamente nei primi anni settanta Porto Cesareo poté diventare comune, avendo l’indipendenza amministrativa dalla vicina Nardò.
La storia odierna è conosciuta: oltre diciassette chilometri di spiaggia ed un mare favoloso lanciano Porto Cesareo nell’olimpo delle località turistiche.